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Mercoledì, 14 Novembre 2012 08:20

La storia recente

 

 

 

Durante l'amministrazione austriaca, il territorio del comune di Grisignana godette d'una notevole prosperita economica. Grazie alla costruzione della linea ferroviaria a scartamento ridotto, detta la "Parenzana" (1902), si sviluppo il commercio ed aumento la produzione agricola. Il vino, l'olio, le uova ed altri prodotti agricoli venivano piazzati a Capodistria ed a Trieste, senza alcuna difficolta. Secondo il censimento del 1910, nel centro urbano di Grisignana vivevano 1.658 abitanti, mentre l'intero territorio comunale ne contava 4.028. Grisignana aveva il suo medico, la posta, la scuola, l'avvocato, il notaio, l'oleificio, il panificio, i negozi di alimentari e di abbigliamento, due macellerie, un paio d'osterie e numerosi artigiani: calzolai, fabbri, sarti, falegnami...

La caduta dell'Austria e l'avvento del Regno d'Italia e della crisi economica mondiale, segnarono fortemente anche codesto territorio. Essendo numerose, negli anni Venti, le famiglie di Grisignana iniziarono ad emigrare per motivi economici – molti andarono in cerca di lavoro a Trieste e nelle terre d'oltremare. Nel periodo del Regno d'Italia, l'acquedotto principale, che da Pinguente giungeva fino al mare, passava per il territorio di Grisignana; al tempo, gli abitati maggiori vennero elettrificati e la valle del Quieto bonificata. Con la caduta del fascismo in Italia, nel 1943 scoppio l'insurrezione della quale, oltre a croati e sloveni, fecero parte anche gli antifascisti italiani, che lottarono contro l'occupazione tedesca fino al 1945.

Nel 1965 Grisignana e stata proclamata "CITTA DEGLI ARTISTI" Gli artisti delle arti figurative stanno restituendo nuova vita alla citta. I membri della societa degli artisti delle arti figurative della Slovenia e della Croazia, hanno iniziato a stabilirsi nella citta, strappandola cosi ad ulteriore declino. Lo scultore Aleksandar Rukavina e la guida ed il sincronizzatore delle attivita. La colonia degli artisti, organizzata dagli stessi nelle vecchie case abbandonate, col tempo diventa la residenza ed il posto di lavoro di molti autori.

Nel settembre del 1943, a Pisino, il Comitato Popolare di Liberazione dell'Istria, proclamo l'annessione dell'Istria alla madrepatria croata. La risoluzione venne convalidata dal neocostituito Comitato Popolare di Liberazione, e poi dal Consiglio regionale antifascista popolare di liberazione della Croazia (ZAVNOH) e dal Consiglio antifascista popolare di liberazione della Jugoslavia (AVNOJ). Nel 1947, a Parigi venne firmato il Trattato di pace con l'Italia. L'Istria venne divisa tra la Jugoslavia ed il Territorio Libero di Trieste, suddiviso in zona A, amministrato dall'armata anglo-americana, ed in zona B, amministrata dall'esercito jugoslavo. Grisignana faceva parte della zona B. Il 5 ottobre del 1954, a Londra venne firmato il Memorandum, che assegnava la zona A alla giurisdizione della Repubblica italiana e la zona B a quella della Repubblica Federativa Popolare Jugoslava

Nel Comune di Grisignana le lingue ufficiali sono il croato e l'italiano e pure la comunicazione in lingua slovena non costituisce alcun problema. Qui, il fenomeno e del tutto naturale. .

Nel 1975, con il Trattato di Osimo, veniva definito il confine tra la Repubblica italiana e la RFPJ, ed assegnava definitivamente la zona B alla Jugoslavia. Una clausola speciale del Memorandum di Londra prevedeva la possibilita di opzione, che - assieme alla nazionalizzazione, alla confisca dei beni, al cooperativismo forzoso, alle restrizioni di ogni tipo, ad una cattiva politica agraria (al posto delle tradizionali culture di vigne, olivi e frutteti, venne imposta la semina a frumento), alla rottura dei rapporti economici di lunga tradizione con l'entroterra di Capodistria e Trieste, alla violazione dei diritti religiosi, alla costrizione a cambiare scuola, alle intimidazioni ed alla propagazione del terrore..., il tutto evidenziato da una forte propaganda italiana - , contribui all'esodo dei 2/3 della popolazione dal territorio, tanto che nella stessa Grisignana non rimase che qualche famiglia isolata. Le case abbandonate di Grisignana sono in parte state occupate da famiglie provenienti dai dintorni, e in parte, quando nel 1965, la citta e stata proclamata "Citta degli artisti", sono state date in alloggio ad artisti croati, sloveni e provenienti dalla Vojvodina, mentre nel 1969, altre ne sono state messe a disposizione del Centro di Cultura Internazionale della Gioventu musicista croata. Cosi Grisignana, da citta degli artigiani, si e trasformata in citta degli artisti. Ora, d'estate, tra le case restaurate e le sue piazzette – con logge ed archetti, con i camini cilindrici e le architravi con gli stemmi e le date di costruzione, ornate da ferri battuti – risuonano magici suoni di musica, che non permettono Grisignana sprofondi nell'oblio. Libero comune sin dal 1358, nel 1955, Grisignana entro a far parte del comune di Buie, ma ne riacquisto l'autonomia nel 1993.

 

 

 

Mercoledì, 14 Novembre 2012 08:18

Storia - i millenni passati

 

 

 

Chi scende l'antica via Flavia muovendo da Buie verso Visinada, notera sulla sinistra un colle di forma conica, alto 228 m, sulla cui sommita, fra un gruppo di case, spicca un campanile. E Grisignana, l'antica Graeciniana. Il colle, terrazzato e ricco per secoli di ulivi e vigneti, e uno sperone arenaceo che si e formato dalle fenditure dei terreni provocate da due torrenti: il Canistran ed il Pision. Il poetico stemma comunale e rappresentato da una mano che offre un giglio bianco al sole.

Da Grisignana si gode l'incantevole veduta d'una ventina di paesi circostanti, mentre il panorama dei campi, sui declivi di Bollara e Castagna alla sinistra, delle campagne sui versanti delle Terre Bianche e di Baredine alla destra, della sottostante valle del Quieto, e del mare di Cittanova fino ad Umago, scopre una delle piu belle e rigogliose zone dell'Istria. Il grisignanese, ovvero il territorio che comprende la parrocchia di Grisignana, in parte montuoso ed in parte piano, e molto fertile, con belle coltivazioni di olivi, vigne e alberi da frutta. Subito fuori porta, si trova il cimitero di S.Niccolo, con numerosi cipressi, e ad un chilometro, verso nord-est, si estende la dolce pianura di S. Vito, con il vecchio cimitero abbandonato e la chiesetta con la cappella mortuaria

Il paese, conosciuto un tempo come "castello", era circondato da grosse mura ed oggi, a cio che ne rimane, viene dedicata molta cura. Nell'antichita aveva due porte, di cui una, la Porta Maggiore, la sola che si e conservata, era anche dotata d'un ponte levatoio. E situata in un luogo incantevole, dove termina la strada da Ponte Porton. Dal magnifico belvedere, alle mura, presso il luogo dove si trovava la porta minore e dove esiste tuttora il pilo (colonna) veneto, lo sguardo si estende fino all'orizzonte. In questa cittadina appollaiata sul cocuzzolo del colle, le case sono addossate l'una all'altra, cio che attesta la configurazione medievale dell'abitato.

Ai margini della pianura si trovano Peroi e Villa Romana, dove furono trovati pezzi di mosaico e monete romane, ed i resti di un ricco abitato e di una carreggiabile. Grisignana con il suo circondario comprende inoltre S. Floriano del Carso, e verso sud confina con il Quieto, dove un tempo si trovava il porto di Bastia; nel 1500, fino a questo attracco, il fiume Quieto era ancora navigabile. Ad ovest il territorio di Grisignana si estendeva fino a Villanova, un paese presso Verteneglio. Nel 1371, l'agro di Villanova fu assoggettato all'autorita del podesta veneto di Grisignana, assieme al castello di S. Giorgio al Quieto o in Laymis.

Tra le due porte, in una piccola piazza fuori della cinta muraria, si trova una chiesetta del 1554, come riporta la dicitura scolpita sulla pietra sopra l'entrata. Dedicata ai SS. Cosma (Cosimo) e Damiano, rinnovata nel 1834, ha mantenuto il piccolo campanile, privo di campane, in buone condizioni. Nel 1954 sono stati ristrutturati l'interno ed il grande portico, sostenuto da esili colonne. Nel 1986, l'interno della chiesetta, e stato ridipinto dal noto pittore croato, Ivan Lovrenčić. In mezzo al paese, si trova il Duomo absidato del XIV secolo, riaddattato nel 1770 in stile barocco, con l'aggiunta di quattro lesene e capitelli sulla facciata. Il Duomo, in origine dedicato alla Madonna, attualmente e la chiesa dei SS. Vito, Modesto e Crescenzo. Le prime notizie sicure della parrocchiale risalgono al 1310. L'interno della chiesa e stato ridipinto nel 1965. I banchi del coro, ispirati alla tradizione dell'arte rustica popolare, sono del periodo rinascimentale. La sacrestia e l'ostensorio della chiesa sono del 1612. La grande scena dipinta sul fondo della chiesa, nota come la scena dei Protettori, e opera di Ermenegildo De Troya e rappresenta il martirio dei SS. Vito, Modesto e Crescenzo, avvenuto nel 303, nel Colosseo romano. .

La chiesa dei SS. Vito, Modesto e Crescenzo, vanta un altare con delle reliquie, che papa Pio VII, nel 1800, assegno alla chiesa di Grisignana col tramite di un decreto speciale. L'editto venne consegnato al pievano Michele Dubaz in occasione della visita a Pio VII in Val di Torre, dove il papa si era rifugiato con la sua fregata "Bellona", a causa del maltempo. A fianco della chiesa, l'alto campanile, in arenaria gialla e con la cuspide ottagonale. Poco lontano dalla chiesa parrocchiale si trovavano le chiesette di S. Rocco e di S. Martino, esistenti gia nel XIV secolo. Fortunatamente, la loggia veneta del Fontico del 1557, e rimasta indenne. Ha quattro colonne ed il pavimento in pietra calcarea, e contiene quattro lapidi romane. In quest'antica loggia si tenevano le sedute giudiziali, poiché Grisignana aveva il proprio statuto liberamente sancito, scritto in italiano in un rogito del 1558 e suddiviso in quattro libri. Sembra, pero, che Grisignana avesse avuto un suo statuto gia nel 1358, alla fine del feudalesimo, quando era entrata a far parte dei possedimenti della Repubblica di Venezia. Il codice con lo statuto e in pergamena e contiene una miniatura della Madonna, con S. Vito da un lato e S. Modesto dall'altro, e sotto, con lo stemma comunale. Secondo la tradizione, il primo giorno di Quaresima i giudici facevano le "frittole", che poi mangiavano e distribuivano ai passanti, i quali dovevano far loro riverenza, altrimenti erano obbligati a pagare un'ammenda. Il palazzo del podesta di Grisignana venne restaurato due volte, nel 1588 e nel 1726. Molti furono i popoli ed i potenti che si susseguirono a Grisignana e nel suo circondario. Qui vissero, s'intrecciarono e lottarono per il ottenerne il predominio: Istri, Illiri, Celti, Greci, Romani, Ostrogoti, Longobardi, Franchi, Germani, Slavi, Italiani ed altri. Nell'antichita, Grisignana fu fortezza romana, di cui fanno testimonianza le iscrizioni, le monete ed i mosaici reperiti, come pure i termini toponomastici, ad es., Vetta Romana. Le prime note storiche del borgo fortificato di Grisignana risalgono al 1102, quando il marchese d'Istria Ulrico II e sua moglie Adelaide donarono i loro beni istriani al patriarcato d'Aquileia. Nel documento il borgo viene indicato con il nome di Castrum Grisiniana. Giudicando dai fatti, si puo dedurre che nel 1238 si trovasse sotto il dominio di Vicardo I di Pietrapelosa. Nel 1277 vennero fatte venire alcune famiglie slave per coltivare le terre incolte del feudo di Pietrapelosa. Quale garanzia per i danni di guerra, nel 1286 Vicardo II di Pietrapelosa dette in pegno al patriarca Raimondo il castello di Grisignana, al posto di quello di Salise.

Nel 1287, mentre ancora era in guerra al fianco del patriarca contro Venezia, Vicardo passo dalla parte del nemico e cedette Grisignana ai Veneti. Terminata la guerra, il castello venne riconsegnato ai legittimi proprietari. Dopo la morte di Vicardo II, nel 1329 Grisignana passo a suo figlio Pietro e dopo la morte di questi, avvenuta nel 1339, ridivento proprieta del patriarca, che la cedette in feudo ai nobili friulani de Castello. Nel 1354, Grisignana passo nelle mani di Volrico o Ulrico di Reifenberg, che nel 1358 vendette il feudo a Venezia, per 4000 ducati, a saldo dei debiti precedentemente contratti. Volrico era figlio di Dietalmo, discendente da Volchero, patriarca d'Aquileia, e nel 1356, durante la guerra tra Venezia ed Ungheria, oppose nel castello di Grisignana strenua resistenza alle truppe magiare. Sembra, tuttavia, che mentre la guerra era in atto, Volrico avesse trattato a Venezia la resa di Grisignana. Il luogo, come tutto sembra confermare, venne occupato dalle unita militari ungheresi e croate, sotto il comando di Mikiza, figlio del bano croato.

L'arcidiacono di Buda, che riporta la notizia, chiama il posto, Krisignan di Volrico Rosumberk. Nel 1358, il paese fu occupato da Venezia e ne rimase sotto il dominio fino all'anno della sua caduta, il 1797. Nel XIV secolo, ancor prima che Venezia acquistasse Grisignana, altre famiglie slave, chiamate dai feudatari germanici, vennero ad insediarsi nei paesi disabitati del territorio. Nel 1359 il Capitano di Umago, Pietro Dolfin, si trasferi nella nuova sede di Grisignana e nel 1360 e 1367, restauro le mura ed il palazzo comunale, fortificando le difese della citta. La Capitania si mantenne sino al 1394, quando venne trasferita a Raspo, assieme a quella di S. Lorenzo al Pasenatico, formando cosi un unico comando per tutto il territorio. Dal 1394, dopo il trasferimento della Capitania a Raspo, il luogo fu governato da un nobile veneziano, con il titolo di podesta.

Dall'inizio del XVI secolo, i podesta di Grisignana vennero eletti tra i nobili capodistriani. Nel XV secolo, Grisignana fu posta sotto la giurisdizione di Pietrapelosa, e nel 1446, vennero restaurate le mura, a protezione di eventuali attacchi turchi. Dopo la spaventosa epidemia di peste del 1630, il territorio del comune di Grisignana assunse l'aspetto d'un luogo disabitato. Per dare nuova vita al territorio, la Repubblica di S. Marco mando famiglie italiane del Veneto, della Carnia e del Friuli - trattavasi di artigiani vari - , a ripopolare le cittadine deserte. Per rimettere in piedi la produzione agricola, il governo di Venezia provvide a colonizzare il territorio, facendovi affluire famiglie slave.

Ai nuovi arrivati in Istria, lo stato concedeva i terreni incolti gratuitamente, con l'obbligo di portarli a cultura nel giro di cinque anni, ed inoltre esentandoli dagli oneri fiscali e lavorativi per la durata di vent'anni. Il buon esito economico della colonizzazione dell'ambiente rurale si riflette anche sullo sviluppo delle cittadine: prosperarono i baratti di merci ed i commerci, si rafforzarono i traffici e miglioro lo stato demografico della popolazione. Dopo la caduta dell'impero napolenico e delle sue province illiriche, nel 1813 Grisignana divenne parte integrante dell'impero asburgico. Quando nel 1816, l'imperatore austriaco Francesco I venne in visita ai possedimenti istriani acquisiti dopo la sconfitta di Napoleone, passo anche per Grisignana, dove ebbe un incontro con il clero e la popolazione del sito

 

 

 

Mercoledì, 14 Novembre 2012 08:18

Grožnjan - Grisignana

Grožnjan je smješten iznad doline rijeke Mirne na brežuljku nadmorske visine od 228 metara. Srednjovjekovna urbana cjelina ostala je uglavnom nedodirnuta do danas. Ona je prirodna osnovica za intenzivan i zanimljiv život koji Grožnjan danas živi. Pozivamo vas da ga podijelite sa nama.

Od mora udaljen petnaestak kilometara oduvijek je bio privlačan za nastanjivanje. Od 1358. godine Grožnjan ima status slobodne općine. Pedesetih godina upravo prošlog stoljeća postaje dio općine Buje. Od 1993. godine ponovno dobiva status općine.

Pored hrvatskog i talijanskog jezika koji su u službenoj uporabi, te slovenskog koji ne predstavlja problem na ulicama grožnjana čuju se i mnogi drugi svjetski jezici.

Mercoledì, 14 Novembre 2012 08:17

Benvenuti nella città degli artisti

 

 

 

Grisignana, antica citta dell'Istria nord occidentale, a una quindicina di chilometri dal mare e orgogliosa della sua ricca tradizione, del suo patrimonio culturale, della bellezza dell'ambiente naturale e del fatto che tutto cio e nobilitato dalla presenza dell'arte. Numerosi monumenti culturali e storici fanno oggi da palcoscenico agli avvenimenti culturali e ricreativi. A Grisignana vi diletteranno numerosi concerti di musica classica, un festival dello jazz, la manifestazione pittorica "Ex tempore", parecchie mostre nella galleria cittadina e in una ventina di gallerie e atelier privati.

Qui potrete fare delle bellissime passeggiate sulle colline circostanti e arrivare fino ad altre pittoresche cittadine dell'Istria: Završja, Kostanjice, Šterne. Potrete visitare le piccole chiese e godere i fantastici paesaggi e panorami. Potrete trovare riposo nel silenzio che vi circonda, alloggiare in appartamenti modernamente ristrutturati e respirare l'aria fresca e profumata di fieno appena falciato, di fiori campestri, di piante mediterranee, di boschi, ascoltare il cinguettio degli uccelli, osservare gli animali selvatici che si aggirano liberamente nei paraggi ... Arrivederci e benvenuti a Grisignana!

 

 

 

Mercoledì, 14 Novembre 2012 07:50

Piemonte

 

 

 

In mezzo alle colline che a sud, tra Grisignana e Portole, delimitano il Carso, appollaiato su un cocuzzolo a 240 m s.l.m., c'e Piemonte. E da sempre paese agricolo dai campi ben coltivati, di oliveti e frutteti, dove pero si conciava anche la pelle bovina per la fabbricazione di calzature. La cittadina aveva una doppia cinta muraria, in parte tuttora visibile, su cui si aprivano due porte, delle quali oggi soltanto una e ancora individuabile. Sopra la porta ci sono alcuni bassorilievi antichi e lo stemma della famiglia Contarini, che possedette il feudo per tre secoli. Una stradina lastricata conduce al colle dove si trova l'antica chiesa della Beata Vergine Maria del S. Rosario con il campanile.

La chiesa ha un'abside circolare ed un portale ad arco acuto, datato 1879, anno dell'ultima ricostruzione. E stata costruita nel XVI secolo e rinnovata nel 1634, quando dei quattro altari antichi non ne rimasero che due. Possedeva lampade e candelabri d'argento del VIII secolo ed uno splendido calice con medaglioni smaltati del 1476. Alla fine del XVIII secolo la chiesa lo vendette e poi fini nella collezione Rotschild. Ora si trova al Louvre, a Parigi.

L'ostensorio gotico con la raffigurazione della Vergine Maria, di S. Giovanni Evangelista e Cristo che esce dal sepolcro, risale al 1849. Accanto alla chiesa si trova l'imponente Castello di Piemonte, dell'XI secolo, conosciuto come palazzo dei nobili Contarini. All'interno c'e una casetta con la scritta "Hosteria di Valentino Valle", costruita nel 1579. Fuori della porta settentrionale e stata costruita la grande chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, la nuova parrocchiale, rinnovata nel 1792. E arricchita da quattro lesene e l'abside e circolare. Ha cinque altari e ricche decorazioni. L'altare della Beata Vergine Maria del S. Rosario e stato donato alla chiesa nel 1792 dal nobile Besenghi. A fianco del tetto s'innalza un piccolo campanile a vela in pietra arenaria.

Verso valle, prima della porta ancora esistente, si trova una chiesetta del 1556, dedicata a S. Rocco, e a circa 1 km a nord della chiesa parrocchiale c'e un cimitero con la chiesetta di S. Andrea. Piemonte fu abitata fin dall'antichita, ne fanno testimonianza gli oggetti d'epoca preromana, le tombe e le iscrizioni romane. Sono state rinvenute tracce di quella che potrebbe essere la prima strada consolare che attraversava l'interno dell'Istria. Nel 1885 vi fu rinvenuta una lapide sepolcrale a ricordo di alcuni personaggi storici. L'antico nome di questa cittadina medievale s'identifica nella forma italiana di Piemonte, conosciuto fin dal 1102, quando il marchese d'Istria Ulrico II lo dono al patriarca d'Aquileia. In documenti del 1341 e del 1508 viene anche chiamato Pyamont o Poymont. Nel 1427 i tedeschi lo chiamarono Pemund. Nel 1300 Piemonte appartenne ai conti di Pisino. In seguito divenne proprieta di Venezia, che lo contese alle schiere croate del conte di Veglia. Piemonte venne invano attaccata dai Triestini del patriarca Lodovico de' Della Torre e dal loro vescovo Negri, che in quel tempo erano in guerra con il conte di Pisino. Nel 1374, il borgo cadde sotto il dominio austriaco e fu elevato allo stato di feudo. Sottoposto ad un capitano, ebbe un'amministrazione separata, un proprio urbario ed un governatore.

Alla fine del XIV secolo inizia sul territorio la lenta immigrazione di famiglie croate. Il governo austriaco era solito assegnare la Signoria di Piemonte dietro una tassa annua, per cui i proprietari furono molto numerosi. Dopo il 1412, Piemonte venne piu volte presa d'assalto da Venezia durante le guerre contro gli ungheresi, i turchi e gli austriaci. Cio duro fino al 1511, quando venne riconquistata in via ufficiosa, ma l'annessione venne ratificata soltanto in seguito con il trattato di Vorminga. Nel 1530 la Signoria di Piemonte venne messa all'asta, a Venezia, e assegnata a Giustignano Contarini. I suoi eredi la tennero fino al XIX secolo, quando cadde sotto il dominio di Napoleone, e non molto tempo dopo, di quello austriaco. L'efficiente governo austriaco porto prosperita al paese, specie con la costruzione della linea ferroviaria a scartamento ridotto, chiamata "Parenzana". Lo sviluppo del commercio contribui ad intensificare la produzione agricola, in particolare quella frutticola e orticola. Fiori l'artigianato. Durante il governo austriaco come anche di quello italiano, Piemonte ebbe la posta, la scuola, due negozi, l'oleificio ed altri esercizi artigianali. Nel 1943, il movimento antifascista coinvolse anche Piemonte, e gli antifascisti croati ed italiani lottarono assieme contro l'occupatore tedesco. Con il Trattato di pace di Parigi, Piemonte tocco alla Jugoslavia. Per cause economiche e politiche segui un esodo di massa, tanto che delle venti famiglie d'un tempo, ora nella cittadina non e rimasto che una quarantina di persone. Questo borgo cinto da mura e da torri stupisce per la perfezione architettonica delle sue costruzioni. A chi desidera percorrere l'Istria per vedere e conoscere la sua storia e la sua cultura, una visita e d'obbligo.

 

 

 

Mercoledì, 14 Novembre 2012 07:49

Vergnacco

Lungo la strada che attraversa la valle di Sterna, superato il paese di Marusici, si sale a sinistra accostando la sponda destra del torrente Bazuie, per una carreggiabile. Dopo 1 km si supera un ponticello fatto di traversine di ferro riempite di ghiaia. Qui un tempo esisteva un mulino di cui sono rimaste le sole fondamenta.

Si passa poi sulla sponda sinistra e dopo 2 km di salita si arriva a questo paese, ormai deserto, a 320 di altezza. Le case vuote, prive di porte e finestre, le stradine semicoperte dalle robinie – tutto provoca un senso di sconforto. La chiesetta si trova a 50m piu in alto del paese, su un’altura dalla quale lo sguardo puo spaziare lontano, ed e abbandonata come pure il cimitero adiacente.

Era dedicata alla Beata Vergine Maria Addolorata, e la sua costruzione risale al 1892, come testimonia la data incisa sul portale in pietra calcarea. E stata consacrata nel 1901. Attraverso la porta spalancata si intravvede l’interno dove c’e ancora l’altare, ma il resto dell’arredo e stato portato via. Dall’altura dove si trova la chiesa, si puo osservare il villaggio sottostante. La chiesetta ha un campanile a vela con bifora, senza campana. Fino al 1930 appartenne alla pieve di Sterna e in seguito venne annessa a quella di Collalto.

Di fronte al paese si trova il dosso di Gradigna o Gradegna, che termina con il monte Fineda. E circondato da castagni, querce e alberi da frutto, interposti a terreni incolti sfruttati per il pascolo di capre e cavalli. Superata la chiesa, una mulattiera si inerpica per una dorsale fino a Semi, un paesino quasi totalmente abbandonato. Il torrente Bazuie scorre ad ovest del paese. Nasce a Collalto, e s’inabissa in una foiba, al limite d’una strada asfaltata che da Marusici porta a Sterna. Un tempo, qui c’erano due mulini.

Mercoledì, 14 Novembre 2012 07:49

Sterna

Un tempo, la giurisdizione di Sterna era molto ampia: comprendeva i paesi di Cuberton, Toppolo, Cucciani, Ceppi e Gradena. Anticamente era conosciuta con il nome di Cisterna di Grisignana, perché ne faceva parte. Il toponimo Sterna e la forma abbreviata di Cisterna, poiché deriva dalla sorgente perenne che qui alimenta sei fosse nella valle a nord della chiesa. Nel 1067 il feudo, chiamato allora Steina, fu ceduto dall’imperatore tedesco Enrico IV al vescovo di Frisinga. Nel 1102 il marchese Ulrico II dono Sterna al patriarcato d’Aquileia, che lo diede in feudo al vescovo di Cittanova. I patriarchi cedettero Sterna nel 1260 ad Almerico XXX di San Giorgio in Laymis, dopo di che passo ai conti di Gorizia e a meta del XIII secolo entro a far parte della signoria di Momiano.

Quando nel 1358 Venezia acquisto Grisignana con tutto il suo territorio, anche Sterna divenne proprieta veneta. Nel 1420, con la conquista di Venezia della parte patriarchina dell’Istria, Sterna passo sotto la giurisdizione di Pietra Pelosa, e nel 1564 parte divenne feudo della famiglia Gravisi e parte della famiglia Del Bello. Durante la guerra tra Venezia e la lega di Cambrai che duro dal 1508 fino al 1516, Sterna fu piu volte devastata dai mercenari di ambedue gli eserciti. Il paese si trova a 304 m di altitudine e l’abitato e leggermente sopraelevato rispetto la chiesa, che si trova in un piccolo avvallamento del terreno carsico.

Le case in muratura a vista parte sono in pietra arenaria grigia, e parte in pietra bianca calcarea. Sterna si raggiunge per una strada che, se presa dal lato sud, di fronte a Castelvenere svolta a destra. Questa strada divide nettamente la zona settentrionale marno-arenacea da quella meridionale, calcarea. Anticamente la chiesa aveva una pieve molto ampia e tutte le chiese del territorio erano sotto la sua giurisdizione. Eretto nel 1791, il campanile ha una torre ottagonale che termina con una cuspide conica. La chiesa, staccata dal campanile, e stata costruita nel 1746, come riporta la scritta su un’architrave bianca e nel 1753 e stata consacrata dal vescovo

Mercoledì, 14 Novembre 2012 07:48

Parenzana

Borgo pittoresco situato su un colle, conquista per la sua bellezza. Il vecchio ed il nuovo, trascurato, rifatto, rinnovato, mai abbandonato.

Mercoledì, 14 Novembre 2012 07:47

Martincici

Borgo pittoresco situato su un colle, conquista per la sua bellezza. Il vecchio ed il nuovo, trascurato, rifatto, rinnovato, mai abbandonato.

Mercoledì, 14 Novembre 2012 07:47

Macovzi

Abitato che si apre su un vasto altipiano.. Il vecchio ed il nuovo – il passato ed il presente nello stesso luogo.

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