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Mercoledì, 14 Novembre 2012 07:46

Cuberton

Lungo la strada che da Marusici va verso Sterna, superato il bivio di Vergnacco si svolta a sinistra e si sale a Cuberton. La strada, lunga 1,5 km, attraversa i paesi di Gomilla di sotto e di Busletti. Nelle due frazioni di Gomilla sono stati rinvenuti tumuli preistorici. Cuberton e situato sulla cima di un colle, immerso in una natura bellissima e circondato da castagni. La chiesa, che era dedicata a S. Lorenzo, conserva l’altare ligneo, mentre il resto del corredo e stato quasi completamente trafugato. Monsignor Parentin ricorda che la chiesa possedeva una preziosa reliquia: una croce astile in rame con figure a sbalzo da ambo le parti ed un crocifisso in bronzo che sul retro aveva una targhetta smaltata con i simboli celesti su sfondo azzurro.

Era un’opera del XIII secolo, e non si sa dove sia finita. Nel 1655, in uno degli altari della chiesa di Cuberton, fu trovata una pergamena sigillata, datata 1543. Rendeva noto che il vescovo scismatico di Capodistria, Pier Paolo Vergerio, aveva consacrato la chiesa di San Lorenzo. Cuberton era sotto l’amministrazione ecclesiastica di Sterna, ed era feudo del vescovo di Cittanova. Nel XIII secolo era proprieta di Filippo di Cosliaco, vassallo di Mainardo III, conte di Gorizia. Questi, nel 1250 confermo agli eredi di Andrea de Cirlago di aver venduto il villaggio al loro padre. Nel XVI secolo, dopo l’annessione alla Repubblica di Venezia, Cuberton divenne proprieta della famiglia Vergerio e poi in parte, anche della famiglia Del Bello, alla quale nel 1585 venne riconosciuta l’investitura generale. In seguito il possesso passo ai Belli, che lo diedero in dote ad una figlia sposata ad un Groppo di Pirano.

Cuberton rimase possedimento di giurisdizione privata fino alla caduta della Repubblica di Venezia nel 1797. Dopo di cio, a Cuberton tocco la stessa sorte di Sterna e di Grisignana. Il paese, che aveva avuto una scuola, degli artigiani e una forte economia rurale, dopo la II Guerra mondiale, causa l’esodo, era rimasto vuoto e in rovina. In questi ultimi anni, e iniziata la ristrutturazione delle case per cui Cuberton sta gradatamente tornando a nuova vita. Prima di arrivare al paese, un sentiero al culmine della salita porta attraverso una pineta al vecchio cimitero ed a quella che fu una chiesetta, dedicata a S. Margherita.

Mercoledì, 14 Novembre 2012 07:46

Castagna

Lasciando a Porta Porton l’imperiale via Flavia, si trova una stradina che s’inerpica lungo un colle, dove esiste ancora la chiesetta di Santo Stefano con il cimitero e una parte dell’altare ligneo appartenuto all’antica chiesa di S. Antonio del XIV o XV secolo. Al bivio per Castagna, un’altra strada porta al paese di Biloslavo, dove un tempo c’era l’omonima fermata della linea ferroviaria chiamata “Parenzana”.

Dopo il cimitero, il sentiero scende verso l’antico paese di Castagna. Il borgo fu abitato fin dall’antichita, ne danno testimonianza le tombe e le iscrizioni d’epoca romana ivi trovate. La chiesa parrocchiale, dedicata alla Beata Vergine Maria ed ai SS. Pietro e Paolo, porta l’iscrizione “Electamus Genoa 1769”. Rifatta nel 1500, e stata ingrandita nell’anno riportato dall’iscrizione. Ha tre altari, dei quali il maggiore e in marmo ed e ornato dalle statue dei SS. Pietro e Paolo. All’esterno sono incastonate due testine barbare che sostenevano i costoloni del presbiterio preesistente.

Davanti alla chiesa si erge il campanile veneto in areanaria, a base quadrata, con torre e cuspide ottagonale. Sull’arco e riportata la data del 1766. Il paese, quasi completamente disabitato, ha mantenuto un po’ di vita lungo la strada principale. Le case rivelano interessanti particolari architettonici di carattere rustico tipicamente istriano, come lunghi ballatoi, piccoli terrazzi e “cavade” esterne per arrostire e cucinare.


Alla fine del XIV secolo, sotto il dominio austriaco, nei paesi vicini furono insediate famiglie morlacche. Nel 1510, Castagna venne conquistata dai Veneti e nel 1521 il possesso venne sancito con l’editto di Vormazia. Nel 1530 Venezia vendette Castagna all’asta che, assieme a Piemonte e a Bercenigla, divenne proprieta del veneziano Giustiniano Contarini, la cui famiglia la mantenne fino al XVIII secolo. Anticamente esisteva pure l’omonima famiglia Castagna, di cui si vede ancora lo stemma su una casa. Dopo la pestilenza del 1630, Venezia favori l’immigrazione di molte famiglie croate provenienti dalla Dalmazia e da altri luoghi. La chiesa dei SS. Pietro e Paolo La gente del luogo si e sempre occupata di agricoltura e da sempre la terra ha dato loro il sostentamento necessario. Gli abitanti di Castagna hanno lavorato per secoli sulle barche che trasportavano il legname lungo il fiume, dalla Bastia a Porto Quieto. Furono chiamati “battellanti”.
Mercoledì, 14 Novembre 2012 07:44

La valle del fiume Quieto

L’antica via Flavia, che da Buie scende verso Pola, sul suo cammino incontra il fiume Quieto e lo scavalca con un ponte, noto con il nome di Ponte Porton. Questo antichissimo sito, gia conosciuto come Porta Porton, fu per secoli sede di un piccolo porto nel quale la gente delle vicinanze veniva a barattare la merce. Era questo il porto di Bastia, conosciuto anche come “palada della Bastia”. Al tempo dei romani, il Quieto era navigabile fino a questo luogo. Il naviglio fluviale minore poteva arrivare fino al castello di Pietrepelosa, quasi sotto la fortezza di Pinguente. Poiché la manutenzione del canale venne tralasciata, coll’andare dei secoli, il fondale del fiume si innalzo, e di conseguenza fu solo possibile la navigazione con battelli a fondo piatto.

Venezia risistemo il letto del fiume onde poter trasportare il legno della vicina foresta, dedicata a S. Marco e conosciuta come il bosco di Montona. Presso il ponte di Ponte Porton, si trovava la casa del guardiaboschi, mentre dall’altra parte c’era l’osteria con alloggio. Da qui si diramavano le strade per Visinada, Buie, Grisignana, Castagna, Piemonte, Levade, per il castello di Pietrapelosa e Pinguente.

Sulla sponda destra del fiume, a circa 1 km a valle del ponte, si trova la chiesetta della Madonna della Bastia, a pianta rettangolare, con un piccolo campanile sulla facciata e con una piccola loggia sostenuta da colonne. La costruzione aveva un aspetto modesto, arricchito pero dalla pala dell’altare con l’effige della Madonna. All’epoca la chiesetta era un importante luogo di culto non solo per i marinai, ma anche per la popolazione dei paesi circostanti, che spesso vi veniva in processione. Qui si celebravano molti matrimoni. La chiesetta e stata completamente rinnovata nel 1999. Con la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797, nessuno si occupo piu della manutenzione dei canali e di conseguenza i prati si trasformarono in paludi. Infieri la malaria. Soltanto nel 1930 il Regno d’Italia provvide alla bonifica della valle risanando i terreni paludosi. Con questo provvedimento la malaria venne debellata e fu nuovamente possibile coltivare i grandi spazi fertili. Il traffico fluviale venne a cessare con lo sviluppo del traffico stradale.

Mercoledì, 14 Novembre 2012 07:44

Terre Bianche

Il territorio delle Terre bianche e stato da sempre solcato da vie di comunicazione: comunicazioni tra castellieri dei tempi preistorici, strade dei conquistatori romani, quando di qui passava la strada imperiale romana e poi fino ai nostri giorni. Il territorio comprende gli abitati: Lorencini, Stancija Torčelo, Bijele zemlje, Sažoni, Sv. Ivan, Raskršće, Pižoni, Šaltarija, Rupe, Stancija Bošić, Gardini, Jermani, Jarpetar i Hitrici.

Mercoledì, 14 Novembre 2012 07:43

Antonzi

Il paese di Antonzi e situato sui pendii della valle del fiume Quieto. In questa localita molte case e costruzioni portano iscrizioni che risalgono al XVII ed al XVIII secolo.
Nel paese, accanto alle vecchie case segnate dal tempo, ce ne sono alcune completamente ristrutturate. Il latrato dei cani segnala che si pratica la caccia e la raccolta dei tartufi. Il paese e palesemente vivo, tanto che i giovani rimangono sul suolo natio accanto agli anziani.

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