Storia - i millenni passati

 

 

 

Chi scende l'antica via Flavia muovendo da Buie verso Visinada, notera sulla sinistra un colle di forma conica, alto 228 m, sulla cui sommita, fra un gruppo di case, spicca un campanile. E Grisignana, l'antica Graeciniana. Il colle, terrazzato e ricco per secoli di ulivi e vigneti, e uno sperone arenaceo che si e formato dalle fenditure dei terreni provocate da due torrenti: il Canistran ed il Pision. Il poetico stemma comunale e rappresentato da una mano che offre un giglio bianco al sole.

Da Grisignana si gode l'incantevole veduta d'una ventina di paesi circostanti, mentre il panorama dei campi, sui declivi di Bollara e Castagna alla sinistra, delle campagne sui versanti delle Terre Bianche e di Baredine alla destra, della sottostante valle del Quieto, e del mare di Cittanova fino ad Umago, scopre una delle piu belle e rigogliose zone dell'Istria. Il grisignanese, ovvero il territorio che comprende la parrocchia di Grisignana, in parte montuoso ed in parte piano, e molto fertile, con belle coltivazioni di olivi, vigne e alberi da frutta. Subito fuori porta, si trova il cimitero di S.Niccolo, con numerosi cipressi, e ad un chilometro, verso nord-est, si estende la dolce pianura di S. Vito, con il vecchio cimitero abbandonato e la chiesetta con la cappella mortuaria

Il paese, conosciuto un tempo come "castello", era circondato da grosse mura ed oggi, a cio che ne rimane, viene dedicata molta cura. Nell'antichita aveva due porte, di cui una, la Porta Maggiore, la sola che si e conservata, era anche dotata d'un ponte levatoio. E situata in un luogo incantevole, dove termina la strada da Ponte Porton. Dal magnifico belvedere, alle mura, presso il luogo dove si trovava la porta minore e dove esiste tuttora il pilo (colonna) veneto, lo sguardo si estende fino all'orizzonte. In questa cittadina appollaiata sul cocuzzolo del colle, le case sono addossate l'una all'altra, cio che attesta la configurazione medievale dell'abitato.

Ai margini della pianura si trovano Peroi e Villa Romana, dove furono trovati pezzi di mosaico e monete romane, ed i resti di un ricco abitato e di una carreggiabile. Grisignana con il suo circondario comprende inoltre S. Floriano del Carso, e verso sud confina con il Quieto, dove un tempo si trovava il porto di Bastia; nel 1500, fino a questo attracco, il fiume Quieto era ancora navigabile. Ad ovest il territorio di Grisignana si estendeva fino a Villanova, un paese presso Verteneglio. Nel 1371, l'agro di Villanova fu assoggettato all'autorita del podesta veneto di Grisignana, assieme al castello di S. Giorgio al Quieto o in Laymis.

Tra le due porte, in una piccola piazza fuori della cinta muraria, si trova una chiesetta del 1554, come riporta la dicitura scolpita sulla pietra sopra l'entrata. Dedicata ai SS. Cosma (Cosimo) e Damiano, rinnovata nel 1834, ha mantenuto il piccolo campanile, privo di campane, in buone condizioni. Nel 1954 sono stati ristrutturati l'interno ed il grande portico, sostenuto da esili colonne. Nel 1986, l'interno della chiesetta, e stato ridipinto dal noto pittore croato, Ivan Lovrenčić. In mezzo al paese, si trova il Duomo absidato del XIV secolo, riaddattato nel 1770 in stile barocco, con l'aggiunta di quattro lesene e capitelli sulla facciata. Il Duomo, in origine dedicato alla Madonna, attualmente e la chiesa dei SS. Vito, Modesto e Crescenzo. Le prime notizie sicure della parrocchiale risalgono al 1310. L'interno della chiesa e stato ridipinto nel 1965. I banchi del coro, ispirati alla tradizione dell'arte rustica popolare, sono del periodo rinascimentale. La sacrestia e l'ostensorio della chiesa sono del 1612. La grande scena dipinta sul fondo della chiesa, nota come la scena dei Protettori, e opera di Ermenegildo De Troya e rappresenta il martirio dei SS. Vito, Modesto e Crescenzo, avvenuto nel 303, nel Colosseo romano. .

La chiesa dei SS. Vito, Modesto e Crescenzo, vanta un altare con delle reliquie, che papa Pio VII, nel 1800, assegno alla chiesa di Grisignana col tramite di un decreto speciale. L'editto venne consegnato al pievano Michele Dubaz in occasione della visita a Pio VII in Val di Torre, dove il papa si era rifugiato con la sua fregata "Bellona", a causa del maltempo. A fianco della chiesa, l'alto campanile, in arenaria gialla e con la cuspide ottagonale. Poco lontano dalla chiesa parrocchiale si trovavano le chiesette di S. Rocco e di S. Martino, esistenti gia nel XIV secolo. Fortunatamente, la loggia veneta del Fontico del 1557, e rimasta indenne. Ha quattro colonne ed il pavimento in pietra calcarea, e contiene quattro lapidi romane. In quest'antica loggia si tenevano le sedute giudiziali, poiché Grisignana aveva il proprio statuto liberamente sancito, scritto in italiano in un rogito del 1558 e suddiviso in quattro libri. Sembra, pero, che Grisignana avesse avuto un suo statuto gia nel 1358, alla fine del feudalesimo, quando era entrata a far parte dei possedimenti della Repubblica di Venezia. Il codice con lo statuto e in pergamena e contiene una miniatura della Madonna, con S. Vito da un lato e S. Modesto dall'altro, e sotto, con lo stemma comunale. Secondo la tradizione, il primo giorno di Quaresima i giudici facevano le "frittole", che poi mangiavano e distribuivano ai passanti, i quali dovevano far loro riverenza, altrimenti erano obbligati a pagare un'ammenda. Il palazzo del podesta di Grisignana venne restaurato due volte, nel 1588 e nel 1726. Molti furono i popoli ed i potenti che si susseguirono a Grisignana e nel suo circondario. Qui vissero, s'intrecciarono e lottarono per il ottenerne il predominio: Istri, Illiri, Celti, Greci, Romani, Ostrogoti, Longobardi, Franchi, Germani, Slavi, Italiani ed altri. Nell'antichita, Grisignana fu fortezza romana, di cui fanno testimonianza le iscrizioni, le monete ed i mosaici reperiti, come pure i termini toponomastici, ad es., Vetta Romana. Le prime note storiche del borgo fortificato di Grisignana risalgono al 1102, quando il marchese d'Istria Ulrico II e sua moglie Adelaide donarono i loro beni istriani al patriarcato d'Aquileia. Nel documento il borgo viene indicato con il nome di Castrum Grisiniana. Giudicando dai fatti, si puo dedurre che nel 1238 si trovasse sotto il dominio di Vicardo I di Pietrapelosa. Nel 1277 vennero fatte venire alcune famiglie slave per coltivare le terre incolte del feudo di Pietrapelosa. Quale garanzia per i danni di guerra, nel 1286 Vicardo II di Pietrapelosa dette in pegno al patriarca Raimondo il castello di Grisignana, al posto di quello di Salise.

Nel 1287, mentre ancora era in guerra al fianco del patriarca contro Venezia, Vicardo passo dalla parte del nemico e cedette Grisignana ai Veneti. Terminata la guerra, il castello venne riconsegnato ai legittimi proprietari. Dopo la morte di Vicardo II, nel 1329 Grisignana passo a suo figlio Pietro e dopo la morte di questi, avvenuta nel 1339, ridivento proprieta del patriarca, che la cedette in feudo ai nobili friulani de Castello. Nel 1354, Grisignana passo nelle mani di Volrico o Ulrico di Reifenberg, che nel 1358 vendette il feudo a Venezia, per 4000 ducati, a saldo dei debiti precedentemente contratti. Volrico era figlio di Dietalmo, discendente da Volchero, patriarca d'Aquileia, e nel 1356, durante la guerra tra Venezia ed Ungheria, oppose nel castello di Grisignana strenua resistenza alle truppe magiare. Sembra, tuttavia, che mentre la guerra era in atto, Volrico avesse trattato a Venezia la resa di Grisignana. Il luogo, come tutto sembra confermare, venne occupato dalle unita militari ungheresi e croate, sotto il comando di Mikiza, figlio del bano croato.

L'arcidiacono di Buda, che riporta la notizia, chiama il posto, Krisignan di Volrico Rosumberk. Nel 1358, il paese fu occupato da Venezia e ne rimase sotto il dominio fino all'anno della sua caduta, il 1797. Nel XIV secolo, ancor prima che Venezia acquistasse Grisignana, altre famiglie slave, chiamate dai feudatari germanici, vennero ad insediarsi nei paesi disabitati del territorio. Nel 1359 il Capitano di Umago, Pietro Dolfin, si trasferi nella nuova sede di Grisignana e nel 1360 e 1367, restauro le mura ed il palazzo comunale, fortificando le difese della citta. La Capitania si mantenne sino al 1394, quando venne trasferita a Raspo, assieme a quella di S. Lorenzo al Pasenatico, formando cosi un unico comando per tutto il territorio. Dal 1394, dopo il trasferimento della Capitania a Raspo, il luogo fu governato da un nobile veneziano, con il titolo di podesta.

Dall'inizio del XVI secolo, i podesta di Grisignana vennero eletti tra i nobili capodistriani. Nel XV secolo, Grisignana fu posta sotto la giurisdizione di Pietrapelosa, e nel 1446, vennero restaurate le mura, a protezione di eventuali attacchi turchi. Dopo la spaventosa epidemia di peste del 1630, il territorio del comune di Grisignana assunse l'aspetto d'un luogo disabitato. Per dare nuova vita al territorio, la Repubblica di S. Marco mando famiglie italiane del Veneto, della Carnia e del Friuli - trattavasi di artigiani vari - , a ripopolare le cittadine deserte. Per rimettere in piedi la produzione agricola, il governo di Venezia provvide a colonizzare il territorio, facendovi affluire famiglie slave.

Ai nuovi arrivati in Istria, lo stato concedeva i terreni incolti gratuitamente, con l'obbligo di portarli a cultura nel giro di cinque anni, ed inoltre esentandoli dagli oneri fiscali e lavorativi per la durata di vent'anni. Il buon esito economico della colonizzazione dell'ambiente rurale si riflette anche sullo sviluppo delle cittadine: prosperarono i baratti di merci ed i commerci, si rafforzarono i traffici e miglioro lo stato demografico della popolazione. Dopo la caduta dell'impero napolenico e delle sue province illiriche, nel 1813 Grisignana divenne parte integrante dell'impero asburgico. Quando nel 1816, l'imperatore austriaco Francesco I venne in visita ai possedimenti istriani acquisiti dopo la sconfitta di Napoleone, passo anche per Grisignana, dove ebbe un incontro con il clero e la popolazione del sito

 

 

 

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